MENU















MULTIMEDIA

ARCHIVIO NEWS










   

Un gruppo di studiosi spagnoli del “Centro di Ricerca Biologica” del Doñana di Siviglia, hanno condotto un’interessante ricerca sui pipistrelli del Parco dei Nebrodi. 
Obiettivo dello studio di questi singolari mammiferi, eseguito dal 6 all’11 giugno, era di eseguire un’indagine di carattere filogeografica, sulle affinità genetiche presenti in alcune  specie di pipistrelli viventi sui Nebrodi, con quelle riscontrabili in altre regioni europee e del Mediterraneo.
Per lo studio dei chirotteri è stato utilizzato il bat-detector, uno strumento di rilevazione degli ultrasuoni, in modo tale da individuare eventuali tracce di pipistrelli in attività. Variando la frequenza della lunghezza d’onda del ricevitore è stato possibile distinguere quali specie di chirotteri fossero presenti durante il rilevamento, in quanto ogni specie diversa emette ultrasuoni a lunghezze d’onda specifiche.
-“Ben otto, dunque, sono state le diverse specie di pipistrelli catturate in appena cinque giornate, nonostante le condizioni atmosferiche poco ottimali dei primi giorni”- riferisce soddisfatto Javier Juste, responsabile del progetto di ricerca.
Tra le differenti specie di pipistrelli rinvenute, anche il  Vespertilio di Natter (Myotis nattareri), che non era ancora stato censito sui Nebrodi.
“I “chirotteri”, termine tecnico con cui sono chiamati questi animali notturni - spiega Antonio Spinnato, zoologo del Parco, che ha guidato il gruppo di studiosi nei siti idonei allo svolgimento di questa ricerca - a seconda della specie prediligono habitat diversi, che variano dagli ambienti aperti, a quelli boschivi, a quelli con presenza di corsi d’acqua, e scelgono come rifugio per il loro riposo “diurno” l’interno delle grotte, le cavità dei grandi alberi, le fessure presenti nelle pareti rocciose, ed anche i sottotetti e gli anfratti di alcuni fabbricati. Tutti ambienti che certamente non mancano nel vasto e diversificato territorio nebrodense”.
Questi animali notturni sono in grado di “vedere” anche in  assenza totale di luce, e per farlo utilizzano l’udito, emettendo degli ultrasuoni e grazie alla ricezione dei “rimbalzi” che queste onde sonore ad alta frequenza creano sulle superfici, riescono ad avere una visione minuziosa di tutto ciò che li circonda.
“Le catture – precisa Irene Salicini - sono state effettuate con scrupolosa cura e gli animali, dopo i dovuti esami, sono stati subito rilasciati e dall’analisi del Dna dei campioni prelevati, potremo conoscere a breve, i livelli di “parentela” che legano le diverse specie analizzate con quelle delle popolazioni presenti in altre regioni”.
 “I chirotteri sono tra gli animali della fauna vertebrata nebrodense, dei quali abbiamo meno informazioni – afferma Filippo Testagrossa, dirigente dell’Ufficio conservazione della Natura dell’Ente Parco – e attività di ricerche come queste contribuiscono ad aumentare le conoscenze sul nostro  patrimonio naturalistico”.
“La ricerca scientifica rientra tra le principali finalità del Parco – ha dichiarato il Commissario Straordinario dell’Ente Parco dei Nebrodi Antonino Ceraolo - per cui offriamo la nostra disponibilità a collaborare con i gruppi interessati a studiare le peculiarità del territorio nebrodense”.
“Non credevo di poter trovare così tanti ambienti interessanti e particolari, ha detto anche il professore Javier Juste, alla fine delle giornate di studio, come ad esempio la Tassita di Caronia è il più bel bosco che abbia mai visto! Quanto prima contiamo di ritornare sui Nebrodi per continuare ad approfondire questo studio”.

14 Giugno 2008


  • BACHECA


  • EVENTI DEI COMUNI

  • RICERCA

  • WEBMAIL